Le risposte alle domande di Como senza frontiere

cropped-4-como-senza-frontiere-logo.pngFin dall’inizio dell’incontro con la delegazione di Como senza frontiere che è stata ricevuta in Prefettura il 19 ottobre, il Prefetto ha espresso disapprovazione riguardo alla nostra denuncia delle mancanze delle istituzioni nella gestione della fase iniziale della situazione che si era creata alla Stazione S. Giovanni. Ha rivendicato il tempestivo allocamento del presidio sanitario e il posizionamento dei gabinetti nello spazio antistante la stazione nel momento in cui il numero dei migranti presenti si è rivelato di una certa entità.

In seguito abbiamo preso a esaminare le domande che abbiamo posto come rete durante la conferenza stampa del 13 Ottobre. Di seguito pubblichiamo le risposte che abbiamo ottenuto.

Perché non si rendono pubbliche le regole di funzionamento del Campo e  le “regole d’ingaggio” di CRI e Caritas ( ruoli e responsabilità degli operatori di CRI e Caritas, obblighi e limitazioni richieste agli ospiti)? Chiediamo al Prefetto di conoscerli, convinti come siamo ch’egli non abbia né possa avere nulla da nascondere all’opinione pubblica, così come alla Amministrazione comunale.

Il Prefetto ha dichiarato di non capire per quale motivo la cittadinanza dovrebbe essere interessata a conoscere quanto richiesto. Comunque ha precisato che un regolamento esiste e definisce diritti e doveri degli ospiti e le prestazioni garantite (supporto fisico,  come alloggio, pasti, vestiario, pulizia ecc, e supporto individuale attraverso la mediazione culturale).

Chiediamo trasparenza circa la reale entità dei soldi stanziati per la gestione del Campo, con particolare riferimento alle diverse voci di spesa che concorrono a coprire la cifra di 25€ a persona/giorno.

Chiediamo se è questa la cifra effettivamente stanziata, nonostante il prevalere di ospiti minorenni per i quali la legge prevede una cifra superiore, fra 35 e 45€ .

Chiediamo se detti stanziamenti sono riconosciuti esclusivamente alla CRI oppure se anche l’attività prestata da altri soggetti preveda un contributo agli stessi e, se sì, in che misura.

Il Prefetto ha confermato che la cifra stanziata dal Governo per ogni persona registrata è di 25 euro. I dati relativi al numero di persone ospitate, così come la rendicontazione delle attività, i colloqui svolti, le visite effettuate possono essere trovati regolarmente sulla stampa, precisamente sul quotidiano Il Giorno, che sembra quindi avere più entrature rispetto ai quotidiani locali.  Dopo aver fatto notare che, essendo noi a colloquio con un’istituzione, ci sembrava anomalo essere rinviati dalla stessa ad un organo di stampa privato per ottenere informazioni, abbiamo cercato di capire meglio come viene spesa la somma stanziata, ma su questo c’è stata una certa reticenza da parte del Prefetto in quanto la gestione è stata affidata alla Croce Rossa e quindi non è una sua responsabilità andare a verificare il dettaglio.  Tuttavia, se ci dovessero essere dei disservizi da denunciare, la Prefettura si conferma come l’unico interlocutore a cui rivolgersi.

È stato però precisato di non valutare come disservizi le richieste avanzate dagli ospiti, soprattutto in materia di alimentazione, perché nel campo sono rappresentate molte etnie diverse e non si può accontentare tutti. L’importante è garantire uno standard di base.

Chiediamo se il Prefetto è a conoscenza che i limiti da lui stesso imposti all’accesso al Campo stanno producendo un crescente numero di profughi presenti in città, privi di qualsiasi tutela e protezione ( ricovero, vitto, assistenza sanitaria, psicologica e legale) che potrebbe in brevissimo tempo riproporre, aggravata, la situazione di emergenza umanitaria verificatasi nella scorsa Estate.

Chiediamo al Prefetto quali azioni abbia compiuto e preveda di compiere perché vengano messi a disposizione – a partire dalla Caserma De Cristoforis – beni dello Stato, del Comune e della Provincia per tamponare almeno in parte l’urgente e crescente bisogno di accoglienza per tutti i profughi “esclusi” dal Campo. Si tratta di un vasto patrimonio immobiliare che potrebbe essere utilizzato con diverse modalità – superando, come fatto dal Prefetto stesso con il vincolo cimiteriale in via Regina Teodolinda, impedimenti normativi esistenti – alleggerendo così la forte pressione cui sono sottoposti i soggetti privati che oggi offrono accoglienza: parrocchia di Rebbio, Caritas e Opera don Guanella in primis.

Rispetto al crescente bisogno di accoglienza per gli “esclusi” dal campo, il Prefetto ha dichiarato che, insieme al Comune di Como, è stata indagata la possibilità di un’accoglienza diffusa, ma nessuna soluzione è stata ritenuta valida. Pertanto, poiché il ruolo della Prefettura è quello di “mantenere il tessuto sociale della città”, essa non permette né permetterà che si instaurino microaccampamenti. Questo anche per perseguire il fine prioritario di scoraggiare l’arrivo di altri migranti in città. Da parte nostra abbiamo ritenuto doveroso riferire al Prefetto che un eventuale morto di freddo sarebbe un ottimo deterrente, ma certamente nessuno di lui se lo augura.

Chiediamo al Prefetto di garantire ai Consiglieri comunali il libero accesso al Campo per verificarne costantemente l’efficienza e il rispetto dei diritti individuali degli ospiti, nell’interesse della collettività cittadina.

ll Prefetto, in riferimento ai limiti di accesso da parte di soggetti  terzi, ha ribadito più volte nel corso dell’incontro che il Centro è un Campo governativo chiuso. Gli ospiti sono liberi di uscire dal Campo attenendosi al regolamento vigente nella struttura, mentre i cittadini italiani di ogni ordine e grado non possono accedervi se non su autorizzazione della Prefettura.

Chiediamo la modifica del regolamento in vigore nel Campo, prevedendo l’accesso notturno, fino a saturazione della sua capienza, a quanti si presentassero al cancello dopo la prevista ora di chiusura delle 22.30 perché provenienti da fuori città con l’ultimo treno e/o perché respinti dalla Polizia di frontiera elvetica.

Il Prefetto ha specificato che nel regolamento sono precisati chiaramente gli orari di entrata e uscita. Egli sostiene che le persone che si presentano fuori orario sono un quantitativo risibile, e non rientrano tra i respinti dalla Svizzera, in quanto gli orari dei respingimenti sono compatibili con gli orari del campo. Famiglie, donne e persone vulnerabili vengono sempre accolte.

Nel Centro sono presenti anche persone che hanno fatto ricorso in seguito ad un diniego o che sono in attesa di re location. Altri invece hanno fatto o stanno facendo la richiesta di asilo (15 l’hanno già formalizzata, circa una cinquantina lo sta facendo). Le persone per le quali non ci sono le condizioni per proseguire con l’accoglienza, cosa che viene verificata dalla Questura, non hanno diritto di stare a Como e quindi neppure di avere accesso al campo.

Chiediamo al Prefetto di indicare i tempi entro i quali potrà garantire il superamento della attuale situazione in cui versano i minori, difforme da quanto previsto dalle leggi in vigore sul territorio italiano, affidando gli stessi alla tutela di Comunità di accoglienza protette, così da “riaprire” nel contempo il Campo a tutti i migranti senza differenziazioni né limitazioni dei loro legittimo diritto di essere accolti e tutelati, così come previsto dalle leggi nazionali, comunitarie e internazionali, oggi in parte disattese. 

Chiediamo al Prefetto quali azioni intende compiere per dare seguito alla sollecitazione avuta dall’assessore dal Comune di Como di avviare la raccolta delle disponibilità di soggetti privati per l’accoglienza di minori non accompagnati secondo le modalità di legge e con i fondi statali per ciò disponibili, curando nel contempo che in tale percorso non si inseriscano soggetti con titoli non adeguati a svolgere il compito e interessati solo al guadagno ricavabile.

Rispetto alla questione dei minori, il Prefetto ha sottolineato che la presenza di questi nel campo è dovuta ad una situazione di urgenza che il Comune non avrebbe potuto gestire per mancanza di risorse. La possibilità di poter restare almeno 60 giorni nel campo governativo ha reso possibile l’emissione di un bando provinciale che scade il 26 ottobre, per valutare la disponibilità da parte di altri Comuni della provincia ad accogliere i minori. Chiaramente se il bando non dovesse dare nessun esito alternativo, la strada da percorrere è quella di una redistribuzione a livello nazionale, almeno di una parte di loro, mentre la quota rimanente sarebbe in carico al Comune di Como.

Chiediamo al Prefetto s’egli ha vietato o sconsigliato a CRI e Caritas la partecipazione al Tavolo di Coordinamento per l’Emergenza Profughi presso il Comune.

Il Prefetto si è dichiarato personalmente offeso da questa domanda e ha voluto sottolineare la sua completa estraneità ad eventuali pressioni in merito alla poca partecipazione al tavolo di Coordinamento del Comune da parte di Caritas e Croce Rossa, in nome della Democrazia che vige nel nostro paese a tutti i livelli. Compreso quello Prefettizio.

Nel corso del colloquio durato un’ora e mezza il Prefetto ha parlato di altre questioni, sempre in merito al campo governativo.  In proposito ha aggiunto che è assolutamente normale che al campo non esista un’assistenza legale, ma solo mediatori e interpreti, poiché la Prefettura non ha la titolarità atta a scegliere nominalmente degli avvocati. Comunque si sta cercando un accordo con gli avvocati dell’Osservatorio migranti recentemente costituito e con la facoltà di Giurisprudenza dell’Università dell’Insubria, che si occuperanno delle situazioni che necessitano di una risposta “più raffinata”.  Quando abbiamo chiesto se è richiesta la certificazione sanitaria per attivare la procedura di asilo, certificazione non prevista dalla legge, il Prefetto ha confermato, sostenendo che è facoltà della Questura, un’altra istituzione con proprie regole, farne domanda.  Inoltre, nonostante non sia stato ancora attivato da Ats (ex Asl) un servizio preposto a queste certificazioni (il che ha determinato un rallentamento delle procedure e un ennesimo ostacolo ai migranti),  il Prefetto ha dichiarato che questa problematica specifica è stata già risolta. [Como senza frontiere]

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Una risposta a Le risposte alle domande di Como senza frontiere

  1. ecoinformazioni ha detto:

    L’ha ribloggato su .

    Mi piace

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