ComoCivile in Municipio

Nella serata di lunedì 10 settembre si è svolto, in occasione della seduta del Consiglio comunale di Como, un presidio per la campagna ComoCivile promossa dalla rete Como senza frontiere.

Una trentina di persone hanno distribuito il volantino riassuntivo dei temi della campagna a tutte le persone intervenute in consiglio. Un breve colloquio con il sindaco, Mario Landriscina, è servito a ribadire l’importanza di interventi che servano a migliorare il sistema dell’accoglienza a Como e a rimuovere almeno i principali disagi per le persone costrette a vivere in strada. All’affermazione del sindaco che, come amministratore pubblico, “è costretto a contemperare le istanze di tutte le persone” è stato risposto che “l’amministrazione significa trovare soluzioni ai problemi che garantiscano un progresso per tutta la città, magari scontentando anche qualche settore”. Al sindaco è stata anche ribadita l’esigenza di un incontro per illustrare i temi della campagna, richiesta per altro già ufficialmente protocollata.

Nel corso delle preliminari qualche intervento (Traglio, Ada Mantovani, De Santis) ha comunque richiamato i problemi delle persone (migranti o senza fissa dimora) costrette a vivere in strada.

Di seguito, riportiamo integralmente il documento della campagna ComoCivile consegnato ai membri del Consiglio comunale.

 

Al Sindaco della città di Como

Al Consiglio comunale della città

Como senza frontiere ha proposto in questi giorni una campagna dal titolo ComoCivile con l’intento di portare all’attenzione della città nel suo complesso, e quindi anche di chi ha la responsabilità della sua amministrazione, alcuni temi che riguardano la qualità della vita delle persone che in questa città risiedono (stabilmente od occasionalmente, quindi: residenti, turisti, migranti, senza fissa dimora).

Como è da sempre città di passaggio: collocata su un fondamentale itinerario che connette l’area mediterranea all’Europa centrale, deve a questa sua ubicazione la sua stessa esistenza e, nei secoli più recenti, la sua floridezza. Como è anche da qualche secolo città di frontiera. Ignorarlo significa rimuovere la sua storia, significa non comprendere le sue caratteristiche più profonde. Questa sua essenza, oggi, è fonte di criticità ma anche di opportunità: il turismo e le migrazioni sono due facce strettamente collegate della stessa realtà attuale.

Civiltà è ciò che rende possibile entrare in rapporto con questa multiforme situazione, è ciò che permette di capire, di non fermarsi alla superficie delle cose, di non sottrarsi al confronto. La civiltà di Como e del suo territorio è consistita nella capacità di aprirsi, di contemperare le esigenze di “andare” con quelle di accogliere chi veniva, di portare a sintesi le difficoltà di emigrare in lontani paesi con quelle di ospitare gli stranieri. Non sono state tutte rose e fiori. Ma Como non si è mai del tutto chiusa su se stessa, nemmeno nei peggiori momenti, nemmeno quando il razzismo comandava l’Europa e “gli altri” morivano a milioni.

Modernità è questo: significa comprendere cosa succede e governarlo per ottenere i risultati migliori. Per tutti. Perché nel mondo globalizzato non si può pensare che gli esiti di un’azione possano restare confinati in territori ristretti. Non è più necessario pensare a farfalle e a tempeste ai capi opposti del mondo: basta guardarsi intorno, con occhi aperti e attenti. Perché la modernità è attualità: è qui, è adesso, non è rinviabile, non è evitabile.

L’Ammistrazione, dunque, richiede la capacità di guardare contemporaneamente vicino e lontano, dal momento che la connessione spazio-temporale è una realtà, e non solo sui telefonini. Amministrare significa saper capire che rispondere ai bisogni primari di porzioni della comunità concorre a migliorare la qualità della vita della città nel suo complesso.

Il Decoro è (anche dal punto di vista etimologico) la convenienza della comunità, è una questione politica (della polis) per eccellenza. Non è decorazione, non è superficie, non è interesse parziale, ma collettivo.

L’Ascolto serve a confrontare esigenze e sensibilità diverse. Portandole a sintesi, si può provare a elaborare una strategia complessiva per il presente e il futuro della città.

Fuori di metafora.

La campagna ComoCivile è cominciata chiedendo di mettere a disposizione della città un numero adeguato di servizi igienici pubblici. Servono a tutti: alle persone residenti (una parte rilevante delle quali è ormai oltre i 65 anni di età, con tutto quello che ciò comporta), ai turisti, alle persone costrette a vivere in strada (migranti e persone locali senza fissa dimora). Per realizzare queste minime condizioni di civiltà non servono grandi risorse: una città florida come Como non può esserne priva.

Ma questo è solo il primo passo. L’adeguamento delle strutture di ricovero notturno è un’ulteriore necessità che in questi ultimi mesi e anni si è resa evidente; riguarda un numero di persone contenuto (di fronte al quale nessuno che non sia in malafede può parlare di invasione) ma sufficientemente esteso da essere considerato un’esigenza sociale. Resterebbe comunque tale anche se si trattasse di una sola persona.

Per realizzare una città civile degna di questo nome, serve l’impegno per mettere a punto un sistema complessivo di accoglienza in grado di garantire a tutte le persone il rispetto dei diritti umani fondamentali, materiali e immateriali.

È il modo che ha la città – che si fregia del titolo di “città messaggera di pace” – per far sì che l’affermazione contenuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che tutti consideriamo un ineliminabile fondamento della civiltà moderna, “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” sia resa operante.

Per questo chiediamo di essere ricevuti dal Sindaco della città di Como, per esporre sinteticamente le esigenze di cui questa campagna si è fatta interprete.

[Foto Claudio Fontana]

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Una risposta a ComoCivile in Municipio

  1. ecoinformazioni ha detto:

    L’ha ribloggato su .

    Mi piace

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