Rapporto COMO SENZA FRONTIERE / 1

Un saluto a tutte e tutti da questo primo “rapporto” che si propone di fornirvi alcune indicazioni utili per informarsi e operare nei settori che da sempre sono il nucleo di interesse e attività di Como senza frontiere anche durante il periodo caratterizzato dall’emergenza coronavirus.

Sicuramente non vi sarà sfuggita la notizia che finalmente è stato dato il via al “secondo” dormitorio, richiesto da tempo e finora mai realizzato dal Comune di Como. È una nuova struttura che non può che essere accolta con favore, nonostante il ritardo.
Questo però non ha risolto i problemi nella loro totalità e complessità: anche a prescindere dalla precarietà della realizzazione, alcune persone continuano a restare in strada e altre continuano ad arrivare in città, probabilmente con l’intenzione di proseguire per altre mete (sono i cosiddetti “transitanti”). Nemmeno l’emergenza virale covid-19 può eliminare il problema strutturale delle migrazioni.
Inoltre, l’emergenza rallenta, distorce e in qualche caso cancella i percorsi di integrazione e di stabilizzazione di chi si vuole fermare. Evidentemente le istituzioni non riescono a impegnarsi per la soddisfazione di tutti i diritti e quelli dei migranti “rischiano” di essere messi in coda. Non sono gli unici diritti a essere poco riconosciuti in questa emergenza (in generale, il diritto alla salute ha subito molti attacchi, non certo inevitabili).
Molte possibilità, già date per acquisite, sono in questo periodo messe in discussione, o continuamente procrastinate, per i migranti.
Come sempre una fase di tragica difficoltà rende evidenti i problemi strutturali e politici, ma può anche stimolare azioni positive. C’è forse oggi qualche possibilità in più per riproporre l’universalità dei diritti e per lottare per una maggiore  consapevolezza della potenza (non bellica) della solidarietà. È possibile un impegno ulteriore per la ricostruzione delle società “infette” dall’egoismo e dall’ingiustizia sociale locale e planetaria, a partire dalla constatazione che il modello attualmente dominante non è stato in grado di offrire soluzioni neppure al primo mondo ricchissimo.
C’è bisogno, senza sosta, di attenzioni e contributi.
Nei giorni scorsi abbiamo diffuso l’appello della parrocchia di Rebbio, tra quelli che sono seguiti ricordiamo la ricerca di uno o due televisori per le persone che sono nei due dormitori ora aperti 24 ore su 24.
Cercheremo nei prossimi giorni di aggiornare queste brevi informazioni, anche per altri temi che non siamo ancora riusciti ad affrontare.
Mandateci le vostre segnalazioni a:
como-senza-frontiere-logo11-2.png
Di seguito alcune indicazioni su dove e come reperire ulteriori notizie e servizi
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COME INFORMARSI
Dai luoghi di “contenimento” non è difficile immaginare una ricerca quasi ossessiva di informazioni. Quindi ripetiamo (perché speriamo che vi siano già note) alcune utili indicazioni. A livello globale e locale.
La pagina facebook di Como senza frontiere è sempre aggiornata, in tempo reale, per non perdere di vista la vastità dei problemi che abbiamo di fronte.
Tra le iniziative informative collegate alla rete CSF segnaliamo il lavoro di
da cui si accede anche alla webtv dell’ARCI
e
gestita da ArciNoErus che ha anche attivato un canale Telegram e un gruppo per discussioni e aiuti.
Crediamo sia superfluo per l’una e per l’altra dare sintesi dei contenuti che sono in perenne aggiornamento e arricchimento. Consigliamo di visitare i rispettivi siti e di accedere alle varie iniziative informative.

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INFORMAZIONI SULL’EMERGENZA CORONAVIRUS IN 15 LINGUE

L’ufficio immigrazione Arci nazionale, in collaborazione con l’UNHCR , ha deciso di creare nell’ambito di JUMAMAP una piattaforma specifica con l’obiettivo di aiutare le persone straniere a comprendere la normativa e le disposizioni relative al COVID-19. Piattaforma che ad oggi è sponsorizzata anche dal Ministero della Salute come fonte attendibile di informazione per gli stranieri in italia.

La piattaforma è disponibile a questo link:

https://coronavirus.jumamap.com/it_it/

È disponibile in 15 lingue con documenti, video e podcast in cui vengono trasmesse le disposizioni di contenimento suddivise in 3 categorie: Salute, Regole e Comportamenti, Asilo e Immigrazione.

Crediamo possa essere uno strumento utile sia per le persone straniere che per gli operatori, anche per affrontare il proliferare di iniziative, decreti, controlli, comunicati, discorsi alla nazione.

chiediamo di aiutarci a diffonderne l’esistenza e di inoltrarla tramite i vostri canali social, mailing list e associati.

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APPELLO PER LA SANATORIA PER MIGRANTI PRESENTI IN ITALIA

SIAMO QUI – WE ARE HERE – AQUÍ ESTAMOS – NOUS SOMMES ICI

I vari provvedimenti emanati dal governo per fronteggiare la crisi sanitaria da coronavirus hanno del tutto dimenticato di affrontare un tema, al quale invece l’interesse dell’intera collettività – nessuno escluso – impone si dia una risposta urgente.

Si tratta dei seicentomila, o più, migranti presenti in Italia sprovvisti per effetto della legislazione italiana (dalla Bossi-Fini alla legge Salvini) del permesso di soggiorno, che devono vivere spesso in condizioni abitative precarie o insalubri e condivise con altre persone e che non possono accedere al servizio sanitario nazionale, non hanno un medico di base cui rivolgersi in caso di malattia, ma come tutti rischiano di essere contagiati dal coronavirus o di diventare, loro malgrado, veicolo di contagio.

Si tratta di seicentomila persone private dei diritti fondamentali, e adesso in primo luogo di quello alla salute, a causa delle politiche di chiusura delle frontiere praticate dai governi di ogni colore.

Di fronte alla malattia siamo tutti uguali e tutti devono aver eguale diritto alle cure mediche, a poter uscire di casa per acquistare generi di prima necessità senza rischiare di subire un controllo e finire rinchiusi in un C.P.R.

In attesa di un profondo ripensamento delle politiche migratorie, il momento che stiamo attraversando richiede una risposta urgente e generalizzata: una sanatoria subito, che abbia come unico presupposto la presenza in Italia a oggi.

Sottoscriviamo l’appello e partecipiamo alle iniziative di questa campagna!

Appello completo: https://bit.ly/2WNDteI – info: sanatoriasubito@gmail.com

Per aderire compila il modulo: https://forms.gl/oWvp6kEtPURbvRiN9

 

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DIRITTI DELLE PERSONE PRIVATE DI LIBERTA’ PERSONALI
Al seguente link del Garante nazionale delle persone detenute o private della libertà personali

http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG7927&modelId=10021

sono reperibili informazioni riguardanti sia gli Istituti penitenziari che i Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) sia le Residenze per persone con disabilità o anziane, in concomitanza con l’emergenza Covid-19.
Riguardo ai rimpatri forzati si legge:

«L’impatto sulla mobilità globale della crisi pandemica, determinato dalla chiusura delle frontiere e dal netto ridimensionamento dei collegamenti internazionali, ha chiaramente coinvolto anche la dimensione dei voli di rimpatrio forzato, di fatto sospesi in tutti gli Stati europei. […] Sebbene in molti di essi le operazioni di rimpatrio forzato non siano state sospese ufficialmente dalle Autorità competenti, le attività, dopo essersi drasticamente ridotte, sono allo stato attuale ferme per la quasi totale cancellazione dei voli nazionali e internazionali e per la diffusione dello stato d’emergenza in quasi tutti i Paesi del mondo. In pochissimi casi sono ancora organizzati rimpatri volontari assistiti e attività di respingimento, nonché trasferimenti via terra da una frontiera all’altra: è il caso della Grecia e dell’Albania. Per quanto concerne le attività direttamente coordinate e organizzate dall’Agenzia europea Frontex, anche in questo caso si registra un drastico calo delle attività: dal 17 marzo scorso, risultano eseguite soltanto due operazioni di rimpatrio forzato con volo charter, mentre nella settimana del 23 marzo sono state sette le operazioni organizzate tramite voli commerciali.

Per tale motivo, nell’ambito della rete europea di monitoraggio dei rimpatri forzati a cui il Garante aderisce, è stata promossa un’indagine sulla situazione dell’esecuzione dei rimpatri forzati di stranieri irregolari in coincidenza con l’emergenza Covid-19. All’indagine hanno risposto 15 Paesi, tra cui l’Italia.»
Riguardo ai CPR:

«Strettamente correlate alla sospensione delle attività di rimpatrio sono le vicende relative al trattenimento delle persone espulse che in base alla normativa internazionale ed europea trova giustificazione esclusivamente nell’effettiva possibilità di garantire l’esecuzione dei provvedimenti di allontanamento.

In molti Stati si sono sollevate le voci per una chiusura, quanto meno temporanea, dei Centri di detenzione amministrativa, considerati oggi privi di legittimazione e, come tutte le comunità ristrette, incompatibili con le misure di prevenzione del contagio stabilite per la popolazione in generale e inadeguati sotto il profilo dei presidi sanitari interni.
Il richiamo più forte è arrivato dalla Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic che il 26 marzo ha chiesto a tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa di rivedere la situazione dei richiedenti asilo respinti e dei migranti irregolari in Centri di detenzione e di procedere al loro rilascio nella massima misura possibile. […]
La presenza attuale nei Cpr italiani è di 344 persone, di cui 23 donne. La maggiore presenza è a Roma e a Torino: 93 tra uomini e donne nel primo Centro, 90 nel secondo.
Se si esamina l’andamento delle presenze a partire dal 12 marzo, si vede comunque un calo, seppure molto lento. […]»
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COMUNICATO dell’OSSERVATORIO SOLIDARIETA’ – CARTA DI MILANO
Le politiche contro i migranti promosse da molti governi europei negli ultimi decenni stanno giungendo a una resa dei conti con le loro conseguenze.
Una moltitudine di persone stimata in circa 600mila unità, abbandonate a se stesse, vive oggi in Italia privata di ogni diritto: alcuni con occupazioni insalubri, malpagate e precarie, altri costretti a vivere alla giornata, molti già ridotti alla fame, tutti privati dell’accesso al servizio sanitario nazionale, senza casa, servizi igienici, acqua corrente, in un momento in cui viene giustamente ingiunto a tutti di “restare a casa” e di curare in modo sistematico l’igiene propria e del proprio habitat.
Era prevedibile che la negazione dei diritti umani fondamentali nei confronti dei migranti avrebbe finito per ripercuotersi anche nei confronti dei cittadini degli Stati in cui vivono, comportando una compressione dei diritti fondamentali di tutti. […]
D’altronde, oltre che una violazione dei più elementari principi di umanità, la condizione esistenziale dei migranti, che riescono a lavorare, comporta una drastica distorsione di tutto il sistema economico, fondato su aziende – e catene commerciali della Grande distribuzione organizzata (GDO) – che si reggono solo grazie a uno sfruttamento estremo della manodopera, e destinate dunque a crollare non appena venga loro meno questo “fattore competitivo”.
Con lo scoppio della pandemia di covid-19 la situazione si è ulteriormente aggravata e tutte le persone che si trovano in quella situazione vengono trasformate automaticamente, sia singolarmente che riunite in aggregati affollati e insalubri, in altrettanti focolai di propalazione dell’epidemia, diventando con ciò stesso un pericolo sia per loro che per tutto il resto della popolazione.
A questi problemi, già di per sé sufficienti a gettare allarme e a richiedere misure di contrasto drastiche ed efficienti, si aggiunge il fatto che la maggioranza dei lavoratori migranti, sia stagionali che stanziali, è impegnata in agricoltura durante il periodo dei raccolti.
Nel nord del paese si tratta prevalentemente di cittadini comunitari provenienti da Romania, Bulgaria e Polonia, a cui i rispettivi governi impediscono di venire in Italia – come pure di raggiungere altri paesi dell’UE – per timore che si trasformino in vettori del contagio.
Nel sud si tratta prevalentemente di cittadini non comunitari, in gran parte irregolari, malamente ammucchiati in tendopoli e rifugi di fortuna – per lo più tollerati quando non promossi dalle autorità di pubblica sicurezza – e tradizionalmente abituati a spostarsi da una regione all’altra in coincidenza con la raccolta delle rispettive colture; ma attualmente impossibilitati a muoversi per via delle limitazioni alla mobilità adottate per contenere la diffusione del contagio.
[…]
L’allarme per questa situazione ha indotto numerose associazioni, personalità e cariche dello Stato a chiedere che il Governo intervenga con misure che vanno dalla regolarizzazione di tutti gli stranieri che vivono nel paese e, conseguente, la loro ammissione ai diritti e alle tutele sanitarie di cui godono i cittadini italiani, – secondo il modello fatto proprio con successo dal Governo portoghese – alla “importazione”, con un adeguato “decreto flussi”, di manodopera non comunitaria per sopperire ai vuoti lasciati dagli stagionali di origine comunitaria: complessivamente si parla di un fabbisogno di non meno di 250-300mila unità.
La filiera agroalimentare, in tutte le sue articolazioni, è di importanza ben più vitale per tutto il Paese di quanto lo siano molte altre produzioni, e soprattutto quella delle armi, a cui il Governo concede invece agevolazioni e la possibilità di non sospendere nemmeno temporaneamente l’attività.
L’unica risposta sensata a questi tre problemi, quello del rispetto dei diritti umani, quello sanitario e quello dell’agricoltura, non può che essere la concessione in tempi stretti a tutti gli stranieri che vivono nel paese del permesso di soggiorno e della regolarizzazione, unitamente alla istituzione di corridoi sicuri per l’ingresso di coloro che intendono venire lavorare in Italia, con la contestuale istituzione di presidi e controlli sanitari in tutti i punti di ingresso e di aggregazione, in modo che i loro indispensabili spostamenti da una regione all’altra per tener dietro alle diverse stagioni agricole avvenga in sicurezza per tutti.
[…]
Ci uniamo pertanto ai molti appelli già lanciati per richiedere i provvedimenti di cui sopra.
Osservatorio Solidarietà – Carta di Milano
il comunicato integrale si legge a:

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MIGRANTI NEI CENTRI DI ACCOGLIENZA

Secondo l’Ansa:

“In considerazione della preminente esigenza di impedire gli spostamenti sul territorio, e sino al termine delle misure connesse all’emergenza in atto, dovrà essere garantita e monitorata la prosecuzione dell’accoglienza anche a favore” dei migranti “che non hanno più titolo a permanere nei centri”. Così il Viminale in una circolare inviata a tutti i prefetti. Gli ospiti delle strutture sono sottoposti ad un regime di sorveglianza sanitaria continuativa.

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PER I SENZA FISSA DIMORA
Segnaliamo dal sito

https://www.avvocatodistrada.it

questa iniziativa per “concedere la residenza” ai senza fissa dimora:

«Bisogna occuparsi, e in fretta, di chi non ha un tetto sulla testa ed è costretto a vagare per le città. Diciamo da più di vent’anni che chi vive in strada ha bisogno di una casa e di una residenza per potersi curare ma oggi, ai tempi del coronavirus, queste necessità assumono una drammatica urgenza. La fio.PSD e Avvocato di strada mettono a disposizione di tutti i Comuni un vademecum per deliberare l’istituzione della Via Fittizia, uno strumento necessario per garantire la residenza alle persone senza dimora e, con essa le necessarie cure.»
il seguito su:

https://www.avvocatodistrada.it/un-vademecum-per-istituire-la-via-fittizia/

E questo vademecum:

https://www.avvocatodistrada.it/covid19-multe-e-denunce-un-vademecum-per-le-persone-senza-dimora/

utile per capire le criticità di chi è costretto a vivere in strada di fronte a obblighi e divieti dell’emergenza.
Ma il sito è ricco anche di reportage e altre informazioni.
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SOSTEGNO ALL’AFFITTO
Al seguente link di Regione Lombardia è possibile prendere visione della DGR 2974 del 23 marzo 2020 di Regione Lombardia con le nuove misure per il sostegno all’affitto.

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioServizio/servizi-e-informazioni/Cittadini/Persone-casa-famiglia/agevolazioni-per-la-casa/ser-misure-e-agevolazioni-per-laffitto-casp/fondo-morosita-incolpevole-2020

La misura è destinata a nuclei familiari in locazione sul libero mercato o in alloggi in godimento o in alloggi definiti Servizi Abitativi Sociali ai sensi della L. R. 16/2016, art.1 c.6. L’assegnazione dei contributi deve avvenire esclusivamente in esito a manifestazioni ad evidenza pubblica.
I nuclei familiari supportati devono possedere i seguenti requisiti:
  1. residenza da almeno 1 anno nell’alloggio in locazione oggetto di contributo;
  2. non essere sottoposti a procedure di rilascio dell’abitazione;
  3. non essere proprietari di alloggio adeguato in Regione Lombardia;
  4. ISEE max fino a € 26.000,00; i Comuni possono ridurre il valore del requisito ISEE sulla base di specifiche esigenze territoriali.
Costituisce criterio preferenziale per la concessione del contributo il verificarsi di una o più condizioni collegate alla crisi dell’emergenza sanitaria 2020, qui elencate a titolo esemplificativo e non esaustivo:
  • perdita del posto di lavoro
  • consistente riduzione dell’orario di lavoro o mancato rinnovo dei contratti a termine
  • cessazione di attività libero-professionali
  • malattia grave, decesso di un componente del nucleo familiare
Massimale di contributo: fino a 4 mensilità di canone e comunque non oltre € 1.500,00 ad alloggio/contratto. Il contributo viene erogato direttamente al proprietario (nel nostro caso alla cooperativa)
Regione ripartisce i fondi tra i Comuni ad alta tensione abitativa  ed è il Comune l’ente preposto all’erogazione dei Fondi, consigliamo quindi alle cooperative di avviare i contatti con i preposti uffici comunali per avere aggiornamenti in merito alle procedure e tempistiche per attivazione delle misure.
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BUONI SPESA
Anche il Comune di Como rientra tra i Comuni che hanno applicato in modo discriminatorio l’Ordinanza n.658/2020 per incrementare il fondo di solidarietà comunale e contrastare le situazioni di bisogno createsi a seguito dell’emergenza attraverso l’erogazione di buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità.
Almeno in una situazione di emergenza non dovrebbero essere messi in atto provvedimenti che ledono i diritti e creano una gerarchia tra poveri. 
Condividiamo di seguito l’appello ai Comuni diffuso da Asgi Associazione per gli Studi Giuridici per l’Immigrazione
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APPELLO AI COMUNI: NESSUNA DISCRIMINAZIONE NELL’EROGAZIONE DEGLI AIUTI PER L’EMERGENZA
In queste ore molti Comuni stanno decidendo sui criteri di ripartizione dei primi stanziamenti deliberati dal governo (ordinanza n.658 del 29.3.2020 pubblicata in GU il 30.3.2020) per incrementare il fondo di solidarietà comunale e contrastare le situazioni di bisogno createsi a seguito dell’emergenza.
Già alcuni Comuni hanno deliberato escludendo tutti gli stranieri o, in altri casi, ammettendo al beneficio solo gli stranieri titolari di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato.
Simili esclusioni sono illogiche, ingiuste e in contrasto con le vigenti norme di legge.
Le associazioni firmatarie ricordano in primo luogo che si tratta di interventi straordinari destinati a supplire alla perdita di occasioni di lavoro provocata dall’emergenza.  In quanto tali, devono essere rivolti a tutti coloro che appartengono a una comunità territoriale e hanno subito gli effetti di tale particolare situazione,  indipendentemente dalla nazionalità, dal titolo di soggiorno, dalla durata della permanenza precedente sul territorio.
[…]
le associazioni firmatarie chiedono a tutte le amministrazioni comunali di deliberare i criteri di ripartizione dei contributi per l’emergenza Covid tenendo conto dei seguenti criteri:
  • Includere in ogni caso tutti i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, anche se titolari di un permesso di soggiorno breve, per non incorrere in violazioni delle norme di legge in materia provocando, oltre che una palese ingiustizia, un inevitabile contenzioso giudiziario.
  • Includere in ogni caso gli stranieri nella fase di rinnovo del permesso di soggiorno, tenendo conto che tutti i permessi in corso sono prorogati fino al 15.6.2020 (art. 103 DL 18/2020).
  • Includere anche gli stranieri privi di titolo di soggiorno, facendo riferimento al domicilio nell’ambito comunale sulla base delle informazioni reperibili anche tramite i servizi sociali.
  • Includere coloro che (italiani o stranieri) risultino privi di iscrizione all’anagrafe pur essendo effettivamente domiciliati nel comune.
L’appello completo al link:
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Pubblichiamo comunque le istruzioni che sono state diffuse a livello locale dal Comune di Como e dal Comune di Cantù per i buoni spese, invitando tutti coloro che dovessero incorrere in difficoltà (o peggio in rifiuti) nella domanda dei buoni per motivi di permesso di soggiorno o residenza a comunicarlo a:
BUONI SPESA – COMUNE DI COMO
Como, 3.4.2020 – La Giunta del Comune di Como oggi pomeriggio ha deliberato in merito alle modalità di erogazione delle risorse per fronteggiare l’emergenza alimentare di cui all’ordinanza della Protezione Civile n. 658 del 30 marzo 2020.
Coloro che intendono presentare domanda per l’assegnazione dei buoni spesa, possedendo i requisiti di accesso previsti nell’avviso pubblicato sul sito istituzionale dell’ente, devono compilare l’apposito modulo e inoltrarlo al Comune.
È possibile inviare la domanda via email all’indirizzo  buoni2020@comune.como.it oppure tramite l’applicazione Whatsapp al numero  3475889102. Tale modalità rende più agevole l’inoltro in questo periodo di forte limitazione degli spostamenti. Per chi non è dotato di strumenti informatici, il Comune consente di presentare la domanda contattando i Servizi Sociali ai seguenti numeri:  031.252228 o  031.252061 dal lunedì al venerdì dalle ore 8.00 alle ore 20.00.
BUONI SPESA – COMUNE DI CANTU’
Il Comune di Cantù ha definito i criteri e le modalità di erogazione dei buoni spesa previsti dall’Ordinanza di Protezione civile n. 658 del 29 marzo 2020 recante “Ulteriori interventi di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili” e che prevede aiuti concreti per la spesa in favore delle famiglie, in questi giorni di emergenza sanitaria nazionale.
Essendo il fondo limitato e destinato a interventi di solidarietà alimentare, si invita la cittadinanza a fare richiesta solo in situazione di effettiva e reale necessità
A partire dalla mattina di venerdì 3 aprile è possibile presentare domanda
secondo le seguenti modalità.
In via prioritaria, al fine di evitare assembramenti, con modalità
telematica: scaricando, compilando e firmando il modello di autocertificazione pubblicato sul sito del Comune di Cantù e inviandolo all’indirizzo e-mail buonispesacovid@comune.cantu.co.it,
cui seguirà contatto telefonico da parte dei Servizi Sociali;
In via residuale, qualora non fosse possibile l’utilizzo dello strumento
telematico, con modalità telefonica: contattando il numero 031 717 416,
attivo presso i servizi sociali da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 12.00.
L’erogazione potrà avvenire a seguito di una valutazione da parte dell’ufficio Servizi Sociali del Comune e verrà realizzata attraverso un colloquio telefonico
che attesti la condizione di difficoltà del cittadino, dovuta alla mancanza di reddito o a una limitazione tale da non permettergli di rispondere ai bisogni primari, anche tenendo in considerazione le entrate economiche di tutti i
componenti del nucleo familiare degli ultimi due mesi.
Potranno accedere a tale beneficio tutti i cittadini, residenti o domiciliati nel Comune di Cantù, che si trovano in condizioni di fragilità economica, causata dall’emergenza COVID 19
[…]
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