Rebbio: il mantello di San Martino per i profughi dall’Ucraina

Sabato (12 marzo 2022), nel primo pomeriggio, è giunto alla parrocchia di San Martino a Rebbio un gruppo di profughi ucraini, soprattutto donne e bambini. Stupivano per la loro dignità e compostezza, dopo un lungo viaggio e tutto il loro mondo chiuso in una valigia; dal loro sguardo si coglieva la gratitudine del sentirsi accolti, in un luogo che da anni si è costruito nello spirito dell’accoglienza per chiunque, per le vicende del mondo o per sue vicissitudini, si trova in difficoltà. Di fronte all’orrore della guerra e all’empatia per chi ne è vittima si è mossa in tempi rapidi e in forma concreta un’iniziativa, a cui altre faranno seguito a breve.

Dapprima è iniziata la raccolta di beni di prima necessità, medicinali in particolare, e di fondi per sostenere le spese. Anche questa volta la risposta dei cittadini è stata rapida e molto generosa e la presenza di volontari ha permesso di raggruppare con ordine e inscatolare i medicinali.

Poi nella giornata di giovedì, nel primo pomeriggio, quattro pullmini sono partiti alla volta della frontiera polacca dell’Ucraina. Sono stati messi a disposizione dalla Fondazione Minoprio, dagli oratori di Maccio, Cermenate e, naturalmente, di Rebbio. Un piccolo dettaglio: il pullmino di Vertemate, che recava i segni dei lavori della terra, è stato ben lavato per dare una buona impressione alle persone quando salivano a bordo. Al momento della partenza li ha accompagnati la benedizione di don Giusto perché il viaggio si svolgesse senza problemi e perché le persone coinvolte, che non si conoscevano tra loro, ma erano animate dallo stesso spirito, potessero collaborare tra loro in modo efficace.

Racconta Vincenzo Napolitano, che insieme a Fulvio Vullo ha organizzato il viaggio, che arrivati in mattinata a Przemysl, cittadina polacca nei pressi del confine, è stato possibile scaricare immediatamente i medicinali presso un centro di raccolta, medicinali che appena un’ora dopo già avevano varcato il confine. Subito è stato colpito dall’organizzazione e dallo spirito di collaborazione che animava persone giunte lì da ogni parte d’ Europa. Loro stessi hanno dato una mano a scaricare un grande pullman con rimorchio carico di medicinali.

Poi racconta di un grande centro commerciale che è stato convertito in luogo di accoglienza dei profughi dove arrivano navette dal confine. Date le notizie relative ai conducenti, ai posti disponibili e alla destinazione, hanno ricevuto un bracciale con un codice identificativo e sono potuti entrare e scoprire grandi stand divisi per i paesi di destinazione richiesti dai profughi.

Molti cercano di essere ospitati in paesi vicini nella speranza di poter rientrare presto nelle loro case. Il solo stand italiano, il numero 13, accoglieva in file di brandine 3-400 persone. Molti furgoni attrezzati offrivano gratuitamente cibi caldi, come in una fiera, dice Vincenzo. Nel primo pomeriggio tre pullmini sono ripartiti alla volta di Como, uno è rimasto in attesa di persone già contattate che avevano chiesto di partire ma ancora non erano arrivate a Przemysl.

Alle quindici persone, in particolare donne e bambini, si è cercato di offrire da subito l’impressione di una situazione accogliente, con soste e spuntini per rendere il viaggio più confortevole. Tutti i passaggi delle frontiere, dove c’era un forte numero di guardie confinarie, sono stati molto agevoli e facilitati. Una giovane donna, molto turbata perché proveniva dai sobborghi di Kiev colpiti dai bombardamenti, è stata accompagnata a Belluno dove ha trovato ad accoglierla la madre che lavora lì come badante.

Arrivati a Rebbio, giusto 48 ore il viaggio di andata e ritorno, è stata offerta una prima accoglienza, un pranzo caldo, giochi per i bambini in una sala dove erano presenti anche altre persone giunte da diverse altre parti del mondo con storie di migrazione e dove i protagonisti dell’iniziativa hanno potuto raccontarla. Poi il gruppo è ripartito per Castelletto Ticino dove è stata offerta loro una sistemazione.

Già si sta organizzando una seconda iniziativa simile, anche avvalendosi dei contatti stabiliti in Polonia che permetteranno di preavvisare dell’arrivo. Sarà senz’altro importante che i profughi in arrivo siano accolti dai cittadini che si rendono disponibili e che, trovato un tetto, possano poi essere aiutati e accompagnati nella loro vita quotidiana, che i bambini, in particolare, possano andare a scuola. Un grande senso di empatia, racconta Vincenzo, ma speriamo che poi non si spengano i riflettori e non si scivoli verso l’indifferenza.

Raccogliamo il suo invito e guardiamo con attenzione a quanto avviene a Rebbio, dove la città in questi anni ha mostrato il suo volto più sensibile e accogliente, dove il mantello di san Martino ha offerto riparo a tanti, ora anche ai profughi dalla guerra in Ucraina. [Claudio Fontana, per ecoinformazioni]

Galleria delle foto di Vincenzo Napolitano

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