A proposito di stupro e di città

Lungi da noi il voler sottovalutare l’atto criminale della notte tra sabato e domenica. Uno stupro, o qualsiasi altro atto di violenza, è sempre da condannare ed ora l’autore giustamente dovrà subire le conseguenze del suo gesto. Sottolineiamo questo e lo ripetiamo, senza alcun equivoco.

Secondo noi, però, proprio in seguito a questo atto brutale, è il momento di prendere coscienza che questo mondo – piaccia o non piaccia – è una realtà presente e che sarà sempre più presente, purtroppo, nella nostra società e in qualsiasi città, Como compresa.
Qualsiasi persona cerca di stare meglio ed emigra verso società che ritiene migliori; inutile non riconoscerlo. Si è poi costretti a diventare clandestini, per colpa di leggi nazionali che solo con difficoltà e tempi lunghi permettono di regolarizzare le persone. (Tutti dovrebbero aver visto, almeno una volta, davanti alla Questura, le lunghe code di persone in attesa di permesso di soggiorno e altro.)
Pensiamo e riflettiamo. Queste persone, che chiamiamo “clandestini”, che vengano tante volte equiparati a delinquenti, sono persone imprigionate dalla burocrazia che le manipola politicamente, figure contese tra la considerazione di essere “risorsa economica” per tanti italiani (pensiamo a tutti quelli che si fanno lavorare in “nero”) o di essere “criminali”, per sfruttarli poi a fini politici.
Questo fatto ci fa riflettere sul ritardo della nostra città, relativamente a quanto accade in strada: occorre fare autocritica, mettendo in discussione le precedenti modalità operative, e pensare alle opportunità che bisogna dare a queste persone (dormitorio, centro bassa soglia, operatori di strada, luoghi di incontro…), progettare e costruire con le tante realtà cittadine che operano in questo campo e sul campo.
Anche la donna che ha subito violenza era una senza fissa dimora… e se magari avesse avuto un luogo dove stare dignitosamente, non sarebbe stata per strada a notte fonda…
Serve quindi un dialogo intenso con le associazioni sulle scelte politiche per queste persone (e bisogna sottolineare: “persone”!) e sulle gravi marginalità. Non serve una risposta muscolare con la moltiplicazione delle zone rosse e dei divieti.
Che si fa, si blinda metà convalle?
La città sicura si crea con la socialità, con il rispetto dei diritti, con forme di accoglienza, con misure alternative, difficili, ma propositive.
Occorre impegnarsi ad accompagnare queste vite segnate dall’ingiustizia del mondo. Occorre tentare di costruire un terreno di incontro e prendersene carico, considerare e impegnarsi a creare per queste persone opportunità di vita. La realtà è che il futuro di Como sarà sempre più composto da realtà multiculturali e da persone provenienti da tanti paesi.

Occorre agire al più presto, per evitare che dalla disperazione possano nascere altri episodi di violenza, come lo stupro dell’altra notte. [Luigi Nessi, Como senza frontiere]

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