Intese in rete

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Manifesto/appello
Como senza frontiere è un’iniziativa che vuole riunire tutte le istanze e le voci di
singoli, associazioni, movimenti, forze politiche, centri sociali, chiunque senta
il bisogno di essere presente nel chiedere verità e giustizia per tutte le vittime
dello spaventoso genocidio in atto da decenni alle frontiere di un’Europa sempre
meno unita e sempre più Fortezza.
Le realtà aderenti si impegnano a modificare la percezione del fenomeno migratorio
promuovendo attività volte alla costruzione di un mondo di Pace e veicolando
un’informazione solidale, non violenta, antirazzista e antifascista.
È una tragica routine che si ripete ormai da anni. Immagini di barconi pieni
di persone stipate in condizioni disumane, naufragi, morte e disperazione. Per
chi riesce ad arrivare sulle coste italiane c’è solo la detenzione in campi di ogni
sorta, la difficoltà nell’accedere al diritto all’asilo e lo stato di abbandono in
cui di fatto si ritrovano quei profughi che hanno ottenuto una qualche forma
di protezione internazionale. È una triste sequela di fronte alla quale si rischia
l’assuefazione, il facile ricorso a capri espiatori, o a scorciatoie securitarie.
Dietro quelle notizie, quei nomi, quei numeri ci sono bambini, donne, uomini
con la loro dignità e i loro diritti umani inalienabili. Dignità e diritti che sono
loro sottratti quando diventano oggetto di diatriba politica, carne da macello
per campagne elettorali, immagini sbiadite di un video che li ritrae abbracciati
in fondo al mare. Dinanzi al dolore degli altri dobbiamo prendere posizione. I
morti di oggi sono un anello della lunghissima catena segnata ai suoi inizi, per
quanto ci riguarda direttamente, dallo speronamento di un barcone pieno di
albanesi da parte di una nave della nostra Marina Militare nel 1997.
Sono, queste morti, gli effetti collaterali di un contesto mondiale in cui l’accaparramento
delle risorse della terra da parte di una esigua minoranza della
popolazione mondiale produce nel resto del pianeta miseria, disastri ecologici,
guerre, proliferazione nucleare e degli armamenti.
La migrazione dei tanti che da mille rotte arrivano alle sponde del Mediterraneo
ne è conseguenza diretta.
Ma quei tanti sono una parte, soltanto, dei tantissimi costretti a lasciare i loro
paesi e però ostacolati da politiche europee e dalla proliferazione di accordi
con governi non sempre democratici della sponda sud. Altri ancora verranno
decimati dai respingimenti o semplicemente lasciati in mare a morire di fame e
di sete, perché questo è quanto ciclicamente avviene: impossibile credere che
non vengano segnalati da satelliti, navi, elicotteri e aerei che continuamente
solcano, sorvolano e controllano il Mediterraneo e il deserto del Sahara, anche
nell’ambito d’azione di Frontex. La stessa operazione Mare Nostrum, pur garantendo
il soccorso a migliaia di persone, denuncia limiti evidenti: spesso comincia
proprio da qui il percorso che condanna rifugiati e migranti alla invisibilità e
alla sparizione.
Sono ormai decine e decine di migliaia le vittime di questa spirale perversa di
violenza di fronte alla quale non basta più l’indignazione, né gli strumenti messi
a disposizione dal diritto hanno finora permesso di rendere verità e giustizia alle
loro famiglie, identificando e sanzionando le responsabilità dei singoli, dei governi
e delle istituzioni. È l’esistenza di una visione politica propria degli Stati,
dell’Europa e della NATO, che condanna alla sparizione i tanti che attraversano
il deserto e il Mediterraneo. È difficile ormai nasconderselo: questa frontiera è
una grande muraglia che contiene ma allo stesso tempo filtra la mobilità umana,
violando così i diritti fondamentali e producendo gerarchie e sfruttamento. Insomma
il Mediterraneo è il buco nero di un’Europa che non sa o non vuole essere
solidale, presa dall’ossessione del controllo delle sue frontiere e attraversata da
rigurgiti nazionalisti, xenofobi e razzisti.
Ossessione securitaria e razzismo sono due facce della stessa medaglia e vanno
sconfitte attraverso gli strumenti del diritto e della politica.
Rivendichiamo il diritto ad essere informati sul contenuto degli accordi stipulati
dagli Stati europei in materia di controllo delle frontiere dei paesi attraversati
dalle persone dirette verso l’Unione europea; sulle forme di cooperazione militare
e di polizia instaurate tra gli Stati europei e i paesi di origine e transito dei
migranti; sulle regole di ingaggio delle forze impiegate nell’attività di “contrasto
all’immigrazione clandestina”; sui comportamenti effettivamente tenuti da queste
forze in occasione delle tragedie avvenute lungo i percorsi dei migranti; sui
campi di contenimento e detenzione dislocati nei paesi di passaggio.
Dobbiamo interrompere il ciclo di disinformazione che si fa indifferenza e impotenza.
Occorre mettere insieme una molteplicità di attori ascoltando, in primo
luogo, la voce dei diretti interessati, gli esuli e i migranti, le vittime e i testimoni.
A tal fine la nostra rete, insieme alle reti delle Città senza frontiere, a Carovane
Migranti e al Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, e sull’esempio
delle Madres de Plaza de Majo argentine, si riunisce nelle piazze della provincia
di Como portando le foto dei volti di quelle persone (uomini, donne e bambini)
scomparse nel tentativo di trovare condizioni di vita dignitose.
Chiediamo che le madri dei migranti algerini, tunisini e messicani possano avere
notizia dei loro cari dispersi, o avere un corpo da piangere.
Chiediamo che l’Unione Europea adotti tutti gli strumenti necessari per arrestare
il massacro in atto alle sue frontiere prevedendo una politica comune di
asilo e accoglienza, l’apertura di canali umanitari, laddove sussistano situazioni
di conflitto o gravi violazioni del diritto, essenziali per sottrarre le migliaia di
migranti all’arbitrio e allo sfruttamento da parte di trafficanti di esseri umani.
Chiediamo all’Unione Europea, al Parlamento Europeo e agli Stati Membri l’istituzione
di commissioni d’inchiesta sui nuovi “desaparecidos”, la ratifica della
Convenzione ONU sui Diritti dei Lavoratori Migranti e delle loro Famiglie e l’abolizione
della cosiddetta direttiva rimpatri del 2008, detta “della vergogna” per il
suo contenuto fortemente repressivo.
Chiediamo che le istituzioni si impegnino a garantire con tutti gli strumenti
disponibili il riconoscimento dell’identità delle vittime e offrano ai loro famigliari
un luogo di raccoglimento e cordoglio che restituisca dignità alle persone
scomparse.
Chiediamo la cessazione dei respingimenti, delle espulsioni e delle identificazioni
forzate senza garanzia di ricollocamento, nonché delle deportazioni per
l’alleggerimento della pressione alle frontiere;
Chiediamo la chiusura di tutti i luoghi di concentramento e detenzione (CIE e
hotspot);
Chiediamo l’abolizione del Regolamento di Dublino e la creazione di un sistema
unico di asilo europeo, senza artificiose distinzioni tra “profughi” e “migranti
economici”;
Chiediamo la fine di tutte le forme di abuso, violenza, discriminazione e istigazione
all’odio nei confronti delle persone migranti.
Chiediamo un’inversione di rotta nelle politiche che alimentano squilibri economici
e conflitti nel mondo.

Valori di riferimento
Sono considerati valori imprescindibili, nel quadro di una riflessione e verifica
etica a livello personale, sociale e ambientale:
umanesimo ed egualitarismo; giustizia sociale; riconoscimento e valorizzazione
delle diversità; riconoscimento e valorizzazione del multiculturalismo; affermazione
dei diritti umani; solidarietà; accoglienza; pacifismo; nonviolenza; antifascismo;
antirazzismo; valorizzazione della memoria.

Obiettivi e azioni
– modificare la percezione collettiva sul tema delle migrazioni;
– fare memoria sulle modalità, i problemi, i drammi connessi alle migrazioni;
– fare informazione tra le persone, favorire l’elaborazione di una sensibilità
cosciente sul tema, coinvolgere la cittadinanza;
– favorire e praticare l’incontro diretto con le persone migranti presenti sul
nostro territorio; realizzare azioni e iniziative di scambio culturale e conoscenza
reciproca; realizzare azioni e iniziative di tipo mutualistico; sostenere
le azioni di accoglienza;
– contribuire alla crescita delle soggettività e del protagonismo delle persone
migranti e delle loro associazioni, favorendo la loro autodeterminazione;
– promuovere sinergie tra le organizzazioni che lavorano con le comunità e le
persone migranti;
– rapportarsi criticamente con le istituzioni ed esercitare su di esse una pressione
costruttiva;
– trasmettere alle istituzioni le esigenze, le proposte, le elaborazioni delle persone
migranti, in rapporto con i gruppi spontanei e le associazioni esistenti
nelle diverse comunità di migranti;
– operare per inserire il riconoscimento delle diverse esigenze all’interno di
un complessivo progetto di giustizia sociale che non discrimini tra persone
native e migranti/immigrati;
– prendere posizione pubblica riguardo a situazioni (locali e generali) particolarmente
significative per le condizioni di vita delle persone migranti e per
la percezione del fenomeno delle migrazioni in generale;
– prendere posizione pubblica sulla criminalità organizzata, senza dimenticare
il fondamentale (e non automatico) rapporto tra legalità e giustizia, e senza
ignorare quanto specifiche politiche costringano i migranti a ricorrere a pratiche
illegali o marginali;
– curare la realizzazione di iniziative periodiche e continuative con l’obiettivo
di ampliare la consapevolezza sul tema delle migrazioni (p. es. marce
mensili);
– curare la realizzazione di iniziative in coincidenza con ricorrenze e/o eventi
particolari (p. es. 27 febbraio, 3 ottobre);
– informare su e partecipare a iniziative locali, regionali, nazionali e internazionali
per i diritti dei migranti e la giustizia sociale

Modalità operative
1 Csf è una rete di persone e di soggetti collettivi che si riconoscono nei valori
cui il Manifesto / appello originale si ispira e già precedentemente esplicitati;
è un coordinamento di scopo finalizzato agli obiettivi e alle azioni indicate,
tra persone e soggetti collettivi, che pure mantengono autonomia di giudizio
e di attività ma che, rispetto agli obiettivi specifici di Csf, si impegnano a
collaborare per il raggiungimento degli stessi;
2 a Csf si aderisce condividendo i valori, gli obiettivi e le azioni proposte, e
comunicando alla Rete l’adesione tramite email;
3 l’adesione viene accettata dai portavoce e ratificata nella prima assemblea di
Csf successiva alla richiesta;
4 l’adesione comporta l’impegno a collaborare per il raggiungimento degli
obiettivi condivisi, a diffondere i valori di riferimento contenuti nel Manifesto
anche al di là delle singole azioni e manifestazioni organizzate e decise
da Csf, a partecipare al lavoro della rete e alle azioni e manifestazioni decise
dalla stessa;
5 l’adesione a Csf per i soggetti collettivi richiede l’indicazione di un referente,
che costituisce il punto di collegamento tra la rete e i soggetti che vi aderiscono
e che quindi si impegna alla partecipazione ai lavori delle riunioni e
delle assemblee;
6 l’assemblea di Csf ha il diritto/dovere di promuovere in tempi ritenuti opportuni
la verifica della partecipazione di chi ha aderito (manutenzione della
rete) in vista di una sua maggiore efficienza e valorizzazione.
7 la rete deve avere a propria disposizione un finanziamento minimo che garantisca
una operatività di base; tale finanziamento deriva dalla raccolta di
fondi all’interno degli aderenti (sia soggetti associativi, che persone) a cui
viene richiesta una sottoscrizione volontaria anche minima;
8 la rete non ha una propria sede esclusiva, ma si appoggia sulla disponibilità dei
partecipanti; tutti i soggetti coinvolti hanno la stessa valenza e l’utilizzo (anche
ripetuto) di un luogo non impegna né la rete né il soggetto ospitante a obblighi
reciproci particolari, oltre a quelli derivanti dall’adesione alla rete stessa;
9 l’assemblea è l’ambito della discussione, del confronto e dell’elaborazione
dell’iniziativa di Csf;
10 l’assemblea non è solo un organo deliberante, ma soprattutto un luogo di
confronto e di crescita collettiva, con il dialogo tra differenti visioni; l’assemblea
è organizzata in modo da attivare il più proficuo confronto tra i diversi
aderenti e per arrivare a soluzione pienamente condivise;
11 le decisioni operative sono di norma prese all’unanimità. Per evitare paralisi,
è possibile che le decisioni vengano prese anche in presenza di dissenso da
parte di un numero esiguo di partecipanti, purché tali decisioni non siano
ritenute contrarie ai principi fondanti di Csf da parte delle organizzazioni
aderenti o di una significativa porzione dei soggetti individuali. Per garantire
il funzionamento della rete chi aderisce si impegna a non opporre veti alle decisioni
collettive, ma a collaborare per il miglioramento degli orientamenti;
12 l’assemblea si riunisce di norma 1 volta al mese; ma ha facoltà di stabilire
secondo le esigenze scadenze diverse.
13 l’assemblea può decidere l’istituzione di gruppi di lavoro su singoli aspetti e
problemi da affrontare; i gruppi di lavoro hanno durata variabile e scadenze
modulate sulle esigenze delle diverse tematiche (non costituiscono quindi
commissioni permanenti), hanno al proprio interno una pluralità di soggetti
aderenti a Csf, possono coinvolgere anche persone esterne (con l’obiettivo di
ampliare la partecipazione a Csf); i gruppi di lavoro non prendono iniziative
nei confronti dell’esterno, ma si interfacciano sempre con i portavoce e
l’assemblea che deve assumere le eventuali decisioni e condividere gli orientamenti
dei gruppi di lavoro; per relazionarsi con l’assemblea i gruppi di
lavoro individuano una persona responsabile per tutta la durata del proprio
mandato; tra le diverse tematiche dei gruppi di lavoro prioritari per il funzionamento
della rete si indicano:
– segreteria / controllo fondi;
– manutenzione della rete (sia rispetto all’interno che nei confronti dell’esterno);
– comunicazione.
14 sono portavoce di Csf le persone indicate dall’assemblea; esprimono il punto
di vista della rete come deciso nelle assemblee e hanno facoltà – se necessario
e urgente – di impegnare fino alla successiva assemblea Csf su temi sui
quali non si è potuto ancora discutere;
15 i ruoli di portavoce e di segreteria (con funzione esecutiva) possono avere
durata variabile e senza obbligo di coincidenza nei tempi di decadenza, sostituzione
e alternanza; si indica come periodizzazione opportuna per l’opera-
tività di tali ruoli tra sei mesi e un anno; l’incarico è comunque revocabile in
ogni assemblea (anche se è auspicabile una continuità di ruolo); nella scelta
delle persone designate a ogni ruolo è auspicabile la massima varietà (sesso,
provenienza da diverse organizzazioni, età).
16 la comunicazione di Csf si svolge via mail con comosenzafrontiere@gmail.com
con la pagina facebook e con il blog comosenzafrontiere.wordpress.com;
17 le comunicazioni ufficiali della rete sono sottoscritte dai portavoce e presentano
il logo di Csf.

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