Sull’incontro col prefetto di Como/ Non si parla di numeri ma di persone

cropped-4-como-senza-frontiere-logo.pngCome potrete leggere nel nostro resoconto dell’incontro, il Prefetto, nonostante qualche reticenza, ha risposto nel modo più accurato e puntuale possibile alla maggior parte delle dodici domande che avevamo presentato durante la conferenza stampa del 13 Ottobre.

Tuttavia il suo obiettivo sembrava per lo più smontare ogni possibile critica opponendoci verità inconfutabili e accusando la Rete di essere poco informata. In base a quanto abbiamo appreso dall’ora e mezza di colloquio, saremmo dovuti uscire dall’edificio di via Volta esultanti a rassicurare quanti hanno partecipato al presidio organizzato da Como senza frontiere.

Insomma, dal punto di vista di chi non esce mai dal proprio ufficio funziona tutto perfettamente, poiché in piena legalità. Sebbene la legalità pare sia garantita alla perfezione, e questo non è sempre scontato, resta la percezione che, come per i migranti morti e dispersi, ci si dimentichi che non si parla di numeri ma di persone.

In una situazione così complessa auspicavamo che il Prefetto, in quanto terminale del Governo, potesse coordinare i vari soggetti in campo e garantire i diritti umani. Invece la Questura chiede certificati che dal punto di vista legale non sono necessari, l’Ats decide chi non può operare (Medici senza frontiere sono stati osteggiati fin da subito anche se agivano al di fuori del campo) senza peraltro garantire un servizio alternativo, decide cosa non si deve fare (la certificazione sanitaria non può essere rilasciata dai medici del campo) , ma non garantisce che le procedure vengano svolte da chi ha la competenza per farlo; il catering può tranquillamente fornire un cibo di scarsa qualità senza che si capisca chi deve controllare; non ci sono coperte (e di questo il Prefetto non era a conoscenza); servizi come la di distribuzione dei pasti vengono retribuiti a enti privati ma di fatto sono svolti da volontari; ci sono persone che ogni notte rischiano di non poter avere un’accoglienza dignitosa, solo perché “non fanno parte del tessuto sociale”.

E non dimentichiamo che il vero problema dei migranti, l’apertura delle frontiere, non solo resta irrisolto, ma addirittura pare dimenticato. Dispiace che il Prefetto si sia offeso ma, mentre lui immaginava soluzioni e sperava che i migranti comparsi “improvvisamente” nel mese di luglio si volatilizzassero per magia, era la società civile a mantenere intatto il tessuto sociale e a garantire il rispetto dei diritti umani, restando tutte le sere in per ore a distribuire vestiti, coperte e cibo, prestando servizio all’info point, in mensa e alle doccie.

Dispiace ancora di più che egli abbia ammesso che preferisce abbandonare a se stessi un “risibile numero di persone” (tra le venti e le quaranta ogni notte) per non doverne accogliere altre e disincentivare gli arrivi. Fare queste considerazioni senza tener conto delle vite umane che ne scontano il prezzo e del loro trascorso, è inumano.

Ma, anche svincolandosi da principi etici, la situazione dovrebbe risultare non più sostenibile per tutti. Al contrario, autorizzare un’accoglienza diffusa a persone oneste (non ai soliti palazzinari sciacalli noti da tempo), come hanno fatto tante altre capitali europee e altre città più piccole, aiuterebbe a risolvere il problema. Di fronte a una persona che, dopo aver invocato la memoria dei partigiani che hanno dato la vita per la democrazia, ha citato la celebre affermazione di Luigi XIV, monarca assoluto per eccellenza: “Lo stato sono io!”, ci siamo sentiti piccoli e sperduti in un labirinto di norme che ignoriamo.

La sola cosa concreta che abbiamo ottenuto è che ai migranti nel campo verrà data qualche coperta in più (speriamo!).

Di una cosa però siamo certi e sappiamo di non dover sentirci inferiori a nessuno, ossia della solidarietà che ci ha animato in questi mesi e che continua ad unirci, anche a dispetto dei nuovi confini interni che alcune istituzioni stanno cercando di costruire attraverso la criminalizzazione dei solidali e dei volontari, i fogli di via e le intimidazioni. Come se i confini alle frontiere non fossero già abbastanza problematici.

Il cancello del campo, pur costituendo un’ulteriore barriera reale, non ci impedirà di continuare ad essere vigili affinché i diritti dei migranti non vengano calpestati dalla burocrazia e da una volontà politica miope finalizzata al mantenimento dei privilegi di pochi (tra cui noi stessi). Continueremo ad operare come attivisti insieme ai migranti per una società più giusta, fino a che giustizia e legalità non saranno una cosa sola. [Como senza frontiere]

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Una risposta a Sull’incontro col prefetto di Como/ Non si parla di numeri ma di persone

  1. ecoinformazioni ha detto:

    L’ha ribloggato su .

    Mi piace

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